Violenza sessuale e bacio sulla bocca

La giurisprudenza torna ad occuparsi delle condotte che possono integrare il reato di violenza sessuale, analizzando ancora una volta il bacio sulla bocca.

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Ph: Hans Splinter, lic. CC

In materia di violenza sessuale si è infatti ritenuto che anche il semplice contatto sulle labbra debba essere considerato “atto sessuale”. L’unica eccezione è costituita da particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica. Si pensi, ad esempio, nel caso del bacio sulla bocca scambiato, nella tradizione russa, come segno di saluto.

Il caso esaminato era quello di un dentista condannato in primo grado per il reato di violenza sessuale commesso nei confronti di una sua paziente che era stata improvvisamente baciata sulla bocca dal medico.

Si è ribadito come la violenza possa estrinsecarsi, oltre che in una sopraffazione fisica, anche nel compimento rapido dell’azione in modo tale da sorprendere la vittima e da superare la sua contraria volontà.

Tale azione, di fronte alla quale la vittima si trovava nell’impossibilità di reagire ed esprimere il suo dissenso, la poneva di fatto nell’impossibilità di difendersi.

La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere rilevanti tutti quegli atti che, anche se  non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti alla vittima, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci.

Cassazione penale, sezione III, sentenza 10 maggio 2018, n. 20712

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