Street food: avvocato penalista

Street food: obbligo di conservare gli alimenti in frigorifero con rilevatore di temperatura

Il caso riguarda un soggetto imputato per aver veduto sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p. – Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine). Costui, in particolare, aveva commercializzato per strada cibo ed altri alimenti conservati all’interno di un frigorifero senza rilevatore di temperatura.

street food
Ph: Irumge, lic. CC

La Corte di Cassazione (sentenza 3 ottobre 2017, n. 45539) ha ritenuto corretta la tesi difensiva secondo cui non era configurabile il delitto contestato ma la contravvenzione di cui agli artt. 5 lett. b), e 6 L. 283/62 e soprattutto ha ribadito che per tale reato non risulta necessario alcun accertamento sulle caratteristiche intrinseche degli alimenti, essendo sufficiente l’esame visivo dei luoghi in cui essi erano conservati.

Il venditore era stato condannato, in primo grado ed in appello, per avere, in violazione dell’art. 516 c.p., somministrato e commercializzato abusivamente, sulla pubblica via cosiddetto street food, cioè bevande, cibi cotti e carni animali in assenza di etichettatura e tracciabilità, conservandole all’interno di un frigorifero, anch’esso tenuto su strada, privo del rivelatore della temperatura. Oltretutto, le vivande risultavano in cattivo stato di conservazione.

La Cassazione, accogliendo il ricorso dell’imputato, ha ritenuto che si integrasse il reato di cui all’art. 5, lett. d), legge n. 283 del 1962, visto che la non genuinità dei prodotti era desunta non dall’esame degli stessi e dalle reali condizioni dei prodotti (carne), ma dalla loro non tracciabilità, dalla assenza di etichettature e dalla conservazione in un frigo privo di rilevatore di temperatura.

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