Privacy e reato di trattamento illecito di dati personali.

Privacy: quale danno deve subire la vittima?

Arriva dalla Cassazione una nuova sentenza in materia dei reati in materia di privacy, in cui si affronta il tema dell’individuazione del danno che deve essere arrecato alla persona titolare dei dati sensibili ai fini della configurabilità dell’illecito penale.

Un imputato aveva consegnato ad una donna ed al suo ex marito alcune immagini che ritraevano il nuovo partner della prima in atteggiamenti esplicitamente sessuali.

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Ph: Josh Hallett, lic. CC

I Giudici hanno affermato che la diffusione delle informazioni relative alla vita sessuale del partner aveva determinato, “un danno alla vita di relazione”.

Questo perché le immagini erano “state diffuse in un momento particolare, quando era iniziata la relazione di (…) con (…) ed a seguito della conoscenza delle foto quest’ultima aveva incominciato a nutrire dubbi sull’onestà del compagno, su quanto lui le aveva raccontato (come emerge dalla conversazione registrata tra la stessa e ….), con conseguenti tensioni e litigi tra loro”.

Inoltre (…), ex marito della (..), aveva minacciato di portarle via i figli “non fidandosi della moralità di (…)”.

Si tratta dunque del tema dei reati a tutela della privacy (art. 167, comma 2, del d.lgs. 30 giugno 2003 – trattamento illecito di dati personali) ed il concetto di “nocumento” cui si riferisce la norma deve essere inteso come un pregiudizio giuridicamente rilevante di qualsiasi natura, patrimoniale o non patrimoniale, subito dalla persona alla quale si riferiscono i dati o le informazioni protetti.

Cassazione penale, sezione III, sentenza 14 giugno 2017, n. 29549

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