legittima difesa del gregge e uccisione di animali

Legittima difesa del gregge e uccisione di animali

In primo grado l’imputato, esercente l’attività di patorizia, era stato dichiarato colpevole del reato di uccisione di animali (art. 544 bis c.p.). Egli infatti si trovava per i campi con il proprio gregge quando all’improvviso si era visto avvicinare da due cani liberi, i quali – a suo dire – ben avrebbero potuto spaventare tutte le pecore, animali notoriamente paurosi, con la conseguenza della loro fuga o morte per schiacciamento. L’imputato pertanto uccideva i cani.

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Ph: Roberto Cilenti, lic. CC

La Corte di Cassazione (sentenza 27 luglio 2017, n. 37426) respingeva la tesi difensiva basata sulla legittima difesa, condividendo invece quanto argomentato dalla Corte d’appello, nel senso che si trattava di una prospettazione poco credibile laddove si consideri che gli animali uccisi erano di piccola taglia e scarsamente aggressivi non potendo in alcun modo rappresentare un pericolo per un gregge ben protetto dal pastore e dai suoi cani.

L’art. 544-bis c.p., sotto la rubrica «Uccisione di animali», punisce con la reclusione da quattro mesi a due anni la condotta di chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale.

Cassazione penale, sezione III, sentenza 27 luglio 2017, n. 37426

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